Nato in Lettonia nel 1903 e poi emigrato negli Stati
Uniti, Rothko è uno dei padri dell'Espressionismo Astratto americano. Ma a differenza del suo collega
Jackson Pollock (quello che lanciava gocce di colore sulla tela), Rothko
sceglie una strada diversa, più silenziosa e profonda. Non dipinge
oggetti, case o persone, ma usa il colore puro per dare forma alle emozioni umane più grandi: la gioia, la tragedia,
l'estasi e la solitudine.
Seguiamo il viaggio artistico proposto nella mostra Rothko a Firenze allestita a Palazzo Strozzi, sarete accompagnati dalle foto di dettagli dei dipinti che mi
hanno colpito, da vicino sono incredibili! E’ una visione personale…andate a
vedere la mostra per trovare i vostri dettagli preferiti!
L'inizio (Il
fascino delle Avanguardie)
All'inizio della sua carriera, Rothko non dipingeva
ancora i famosi rettangoli. Negli anni '30 e '40 vediamo l’influenza delle Avanguardie
europee, in particolare del Surrealismo. In questa fase i suoi
quadri sono pieni di figure strane, che ricordano i miti antichi, i sogni e
creature primordiali. Rothko cercava un modo per raccontare i segreti della
mente umana e della storia, ma sentiva che le figure geometriche o i corpi
umani gli stavano "stretti".
Due donne alla finestra
Ritratto di Mary
Untitled
Stanza a Karnak
Untitled
Il periodo di
passaggio (I "Multiforms")
A un
certo punto, la svolta. Rothko capisce che per esprimere le emozioni pure deve
liberarsi di tutto il superfluo. Inizia così il suo periodo di transizione: le
figure umane scompaiono e lasciano il posto a macchie di colore sfumate che
fluttuano sulla tela. Questi quadri vengono chiamati Multiforms.
È il momento in cui l'artista sperimenta, gioca con le trasparenze e capisce
che il colore, da solo, ha un potere immenso.
Untitled 1948
Untitled
I "Color
Field" (I campi di colore)
Siamo negli anni '50 e Rothko arriva al suo stile
definitivo, quello che lo ha reso immortale: il Color Field Painting
(pittura a campi di colore). Immaginate tele gigantesche su cui fluttuano due o
tre grandi rettangoli colorati dai bordi sfocati, quasi nebbiosi. I colori
sembrano vibrare e muoversi.
Il trucco del quadro: Rothko stendeva strati sottilissimi di colore uno sopra l'altro (come veli
trasparenti). Se vi avvicinate, noterete che lo sfondo sembra spingere in
avanti il rettangolo, creando un effetto di luce magico e quasi ipnotico.
Rothko e l’Italia
Mark Rothko amava
profondamente l’Italia, e i suoi viaggi nel nostro Paese hanno influenzato
radicalmente la sua arte. In questa mostra potrete ammirare opere nate proprio
dal fascino che alcuni luoghi italiani speciali hanno esercitato su di lui.
Il vestibolo della Biblioteca Laurenziana di
Michelangelo: Quando Rothko entrò in questo spazio progettato
da Michelangelo a Firenze, rimase impressionato dal senso di compressione
e dramma creato dalle pareti e dalle finte finestre sigillate. Rothko capì
come lo spazio architettonico potesse racchiudere un'emozione. Da quel
momento, decise che i suoi quadri dovevano diventare come
"pareti" o "finestre" capaci di avvolgere
completamente lo spettatore.
Beato Angelico nel Convento di San Marco: Rothko visitò le celle dei frati affrescate da Beato Angelico nel
'400. Rimase incantato da quella pittura così pura, luminosa e spirituale,
fatta per la meditazione solitaria. Rothko voleva fare esattamente lo
stesso: trasformare le sale dei musei in "celle moderne" dove le
persone potessero sedersi, guardare i suoi colori e meditare in silenzio.
Pompei e la Villa dei Misteri: nel 1959 Rothko visita Pompei e rimane
letteralmente folgorato dagli affreschi della Villa dei Misteri. E’ colpito da
quel particolare "rosso pompeiano", intenso, profondo, steso su
grandi pareti che avvolgono chi entra nella stanza. Rothko dichiarerà di aver
sempre cercato, inconsciamente, proprio quel tipo di legame profondo e quasi
religioso tra la parete colorata e lo spettatore. Pompei gli diede la conferma
che grandi campiture di colore potevano creare un uno spazio sacro e senza
tempo.
LA REGGIA DI CASERTA: PICCOLA GUIDA, CONSIGLI, FOTO E CURIOSITA' PER I RAGAZZI
Nel 1752, il Re Carlo di Borbone decise di costruire una nuova capitale amministrativa per il Regno di Napoli. Scelse Caserta perché era più sicura (lontana dal mare e dai possibili attacchi delle flotte nemiche). Chiamò l'architetto più famoso dell'epoca: Luigi Vanvitelli.
Re Carlo di Borbone infatti non voleva solo una casa bella; voleva una reggia che facesse sfigurare quella di Versailles in Francia. La Reggia ha 1.200 stanze, 1.742 finestre e copre una superficie di circa 47.000 metri quadrati. È ufficialmente la residenza reale più grande al mondo per volume.
Forza Animale:Per trasportare i blocchi di marmo più pesanti non c'erano i camion, ma si usavanocavalli, buoi e persino elefanti! Chi ha costruito tutto questo?Oltre ai capomastri, lavorarono al cantiere migliaia di persone, tra cui carcerati e addirittura250 pirati turchiche erano stati catturati in mare dalle navi borboniche
Cosa troverete:
1. Il Parco della Reggia e la Via d'Acqua
1.1 La Fontana di Diana e Atteone: il mito
1.2 Curiosità: L'Acquedotto Carolino e l'inganno dell'acqua
2. Gli Interni della Reggia
2.1 Lo Scalone d'Onore e l'orchestra nascosta
2.2 L'Appartamento del Settecento (Rococò e bidet a
chitarra)
2.3 L'Appartamento dell'Ottocento (Stile Impero e Re
giganti)
2.4 Dettagli di soffitti e lampadari
2.5 Dettagli di intarsi, stucchi, specchi, sete e candelabri
4. La Reggia di Caserta come set cinematografico (Star Wars
e Tom Cruise)
5. Risorse utili per ripassare il '700
6. Terrae motus
1 IL PARCO DELLA REGGIA CON LA VIA D'ACQUA
Anche il Parco della Reggia di Caserta è un capolavoro
di Luigi Vanvitelli (e poi di suo figlio Carlo) che si estende per 120
ettari. La cosa incredibile è l'effetto cannocchiale: appena uscite dal
palazzo, la cascata in fondo sembra vicina, ma in realtà dista circa 3
chilometri!
1.1 Fontana di Diana e Atteone.
La scenografica fontana, alla fine del viale, proprio
sotto la grande cascata, racconta un mito cruento tratto dalle Metamorfosi
di Ovidio.
A sinistra: Trovate la dea Diana (dea della caccia e della luna) sorpresa
mentre fa il bagno con le sue ninfe. È furiosa perché la sua privacy è
stata violata.
A destra: C'è il povero Atteone, un giovane cacciatore che, vagando nel
bosco, ha avuto la sfortuna di capitare nel posto sbagliato al momento
sbagliato.
La punizione: Diana, non avendo frecce a portata di mano, gli spruzza dell'acqua
magica sul volto. Atteone si trasforma in un cervo e, tragicamente,
viene sbranato dai suoi stessi cani che non lo riconoscono più.
1.2 Curiosità
L'inganno
dell'acqua: Tutta l'acqua
che vedete scorrere non viene da un fiume vicino, ma arriva da 38 km di
distanza grazie all'Acquedotto Carolino, un'opera di ingegneria pazzesca
che attraversa valli e montagne.
Il dettaglio del cervo: Se guardate bene la statua di Atteone, noterete che
la trasformazione è "in corso". Ha ancora il corpo umano, ma la testa
è già quella di un cervo con le corna ramificate. È un fermo-immagine
drammatico, quasi cinematografico!
Chi ha scolpito cosa? Non c'è un solo autore. Il progetto è di Vanvitelli,
ma le statue sono state realizzate da un team di incredibili scultori dell'epoca:
Paolo Persico, Angelo Brunelli e Pietro Solari.
Un consiglio: mentre camminate lungo la Via d'Acqua, fate
caso a come le vasche non siano piatte, ma seguano la pendenza del terreno per
creare continui giochi di riflessi.
2 GLI INTERNI
2.1 Lo Scalone d'Onore: L'effetto
"WOW"
Appena entreremo, ci troveremo davanti
allo Scalone d'Onore. È la parte più scenografica del palazzo:
·I Leoni: Alla base ci sono due leoni in marmo.
Rappresentano la forza della ragione e delle armi che proteggono il regno.
·Il soffitto
"finto": Se alzate
gli occhi al centro della volta, vedrete un dipinto che sembra perdersi nel
cielo. In realtà, quello è un doppio soffitto: sopra la volta che vedete
ce n'è un'altra nascosta, che serviva a creare una camera acustica per i
musicisti. La musica scendeva dall'alto come se venisse dal paradiso!
nell'intercapedine del soffitto veniva posizionata l'Orchestra: effetto suono celestiale
Passeggiare nella Reggia di Caserta significa camminare
lungo la storia del design e della politica europea: si passa dalle atmosfere
calde, setose e "da favola" del Settecento borbonico alla
monumentalità rigorosa, geometrica e imperiale dell'Ottocento francese.
Gli Appartamenti Reali sono infatti nettamente divisi in due
grandi ali che testimoniano il passaggio di un secolo e il cambiamento radicale
del gusto: il Settecento e l'Ottocento.
2.2 L'Appartamento del Settecento (L'Appartamento Vecchio)
È il trionfo del lusso
estremo. Qui regna lo stile Rococò. Immaginate specchi ovunque,
mobili intarsiati con legni preziosi e pareti rivestite con le famose Sete
di San Leucio (erano così pregiate che le volevano in tutta Europa!).
C'è un chiaro riferimento a Versailles: serviva a mostrare quanto
il Re fosse potente e ricco. In questa ala si trovano la spettacolare Biblioteca
Palatina, la Sala del Presepe e i famosi "Bagni della
Regina", un esempio rarissimo e super moderno per l'epoca di stanza
da bagno privata. C'è anche il primo bidet installato in una reggia italiana.
Quando i funzionari dei Savoia arrivarono dopo l'Unità d'Italia per fare
l'inventario, non sapendo cosa fosse, lo catalogarono come: "Oggetto
strano a forma di chitarra". Luigi Vanvitelli
progettò anche una "sedia volante" (una sorta di ascensore manuale) per
permettere al Re di salire ai piani nobili senza fare le scale.
Questa ala è stata completata e arredata nel corso
dell'Ottocento, attraversando prima il periodo del dominio francese (con i re
Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat) e poi la Restaurazione dei Borbone.
Lo
stile: Qui lo sfarzo barocco lascia il posto al Neoclassicismo e
allo Stile Impero. Le stanze non sono più intime e raccolte,
ma diventano monumentali, geometriche e solenni, chiaramente ispirate alla
magnificenza dell'Impero Napoleonico.
Cosa
notare: Meno decorazioni dorate minute e più marmi veri, stucchi
bianchi e geometrici, e grandi lampadari di cristallo. I mobili hanno
linee dritte, severe, tipiche dell'ottocento francese.
Le
stanze simbolo: La maestosa Sala del Trono (lunga
oltre 40 metri e ricoperta d'oro zecchino, completata a metà '800), la
Sala di Marte e la Sala di Astrea, usate per le grandi cerimonie di
rappresentanza.
2.4 DETTAGLI DI SOFFITTI E LAMPADARI
700
800
2.4 CANDELABRI, SETE, MARMI, STUCCHI, INTARSI...
Sovrani XL: Se guardate i letti o i troni,
noterete che sono grandi. I re borbonici erano molto alti per l'epoca
(superavano il metro e ottanta!), a differenza di Napoleone che era molto
più bassino.
4 LA REGGIA COME SET CINEMATOGRAFICO
Molti registi l’hanno scelta per la sua maestosità!
Star Wars: Gli interni della Reggia sono stati usati per il Palazzo Reale del Pianeta Naboo negli episodi La Minaccia Fantasma e L'Attacco dei Cloni.
Mission Impossible III: Tom Cruise ha girato qui alcune delle sue scene d'azione più adrenaliniche. Se vedete una Lamborghini sfrecciare nel cortile... beh, in realtà è successo davvero durante le riprese!
Angeli e Demoni: Dato che è difficilissimo girare dentro il Vaticano, il regista ha usato la Reggia per ricostruire le sale del Papa.
La Reggia
non è solo passato. In alcune sale troverete opere d'arte contemporanea nate per ricordare il terribile terremoto del 1980. Questa
collezione si chiamaTERRAE MOTUS(clicca sul link)